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Ciao Stefano, quando sei arrivato in Australia e da quanto fai il tatuatore?

Ciao a tutti! 

Sono Stefano Forte, nato a Milano nel ‘76 ed emigrato in Australia circa 10 anni fa. Intrapresi le mie prime esperienze come tatuatore quando avevo 17 anni: ebbi il mio esordio come apprendista nello studio del primo tatuatore in Italia, Gianmaurizio Fercioni.

Com’è nata la passione del tatuaggio?

La passione del tatuaggio è nata quando ero adolescente. Fin da bambino sono stato affascinato dall’arte intorno a me in quanto mio padre è un artista anche lui, quindi sono cresciuto in una casa piena di dipinti e sculture.

Ho trascorso un periodo volto alla ricerca del segno, che mi ha portato ad iscrivermi alla scuola di fumetto; vicino alla scuola c’era Gianmaurizio Fercioni e il suo studio Queequeg Tattoo in zona Brera: restai subito affascinato dall’ambiente, dal posto, dagli artisti che ci lavoravano e da lui in particolare.

E la passione per il tuo lavoro?

La mia passione per il lavoro è arrivata pian piano. Ovviamente avevo già una passione per il disegno; nel disegnare fumetti ci si astrae completamente dalla realtà e molte volte si ha difficoltà ad introdursi di nuovo nella società perché si trascorre molto tempo chiusi in una stanza con un foglio bianco.

Con il tatuaggio invece c’è un rapporto diretto con il proprio cliente quindi si instaurano delle meccaniche diverse che si adattano meglio alla mia personalità.

Parlaci del tuo percorso downunder.

Ho aperto uno studio a Melbourne: sono partito con Elixir fino ad arrivare ad Electric Rooster Tattoo; i due business sono ovviamente separati.

Ci occupiamo di tatuaggi tradizionali artistici,  tatuaggi estetici, rimozione di tatuaggi datati o “fatti-in-casa” e della copertura o modifica di tatuaggi preesistenti. Ho scelto il nome Electric Rooster Tattoo per dedicarlo al mio secondo maestro, Davide Andrioli, con cui ho collaborato a Rho (Milano) nello studio Italian Rooster. Si è creato davvero un bell’ambiente, sono molto contento!

Lo studio di trova nel cuore di St Kilda, al 13A di Grey Street; è uno studio privato al secondo piano dove collaboro con altri artisti. Spesso ospitiamo special guests, anche provenienti dall’estero. 

Ovviamente gli stili dei vari artisti sono diversi. Io raccomando a tutti i clienti di tenere in considerazione anche gli altri artisti dello studio, per capire chi può meglio soddisfare le richieste del cliente in base al loro segno stilistico e alla loro dinamica artistica.

Com’è il mondo del tatuaggio in Australia?

In Australia ci sono già molti studi, ne stanno aprendo altri e ci sono artisti veramente bravi; conosco molti di loro, con alcuni ho collaborato in passato, con altri ci conosciamo solo di vista e ci incontriamo alle varie convention a cui partecipo durante l’anno.

Melbourne è una grande città per il tatuaggio. Ci sono molte richieste che possono variare in base all’idea astratta o estetica del cliente: bisogna capire qual è lo stile più adatto a rappresentare l’idea; più è grafico, più immagini e simboli possono essere utilizzati per esprimere il concetto del cliente.

Quali sono le mode e tendenze del momento?

Rispetto agli strumenti rudimentali che c’erano in passato, i metodi sono cambiati e sono molto più svariati: si vanno a mischiare i metodi più tradizionali di una volta (americani, giapponesi, maori) ai tatuaggi geometrici che vanno tanto di moda adesso.

Ovviamente lo stile realistico è sempre stato tra i più gettonati e si è gradualmente evoluto nel realistico a colori. I prodotti sono cambiati e la tecnica è molto più diffusa, ci sono molti tutorial ed è più facile imparare tecniche nuove.

Stiamo vivendo un periodo storico del tatuaggio estremamente importante.

A me personalmente piace sperimentare, mi sto guardando in giro: ci sono degli artisti nuovi che hanno delle idee bellissime; ce ne sono un paio di veramente bravi qui a Melbourne, anche italiani.

Si stanno creando nuove dinamiche, nuovi stili e tendenze. È bello poter imparare sempre qualcosa di nuovo, capire come si sviluppa il mondo del tatuaggio e seguire il suo cambiamento.

Ti vengono richiesti tatuaggi in particolare?

Le richieste sono varie, io personalmente cerco sempre di capire se il cliente è giusto per me o se invece è più adatto agli altri artisti del mio studio.  Ovviamente ognuno cerca di adattare il proprio stile all’immagine che il cliente ha in mente. Non c’è un tatuaggio in particolare che viene richiesto più degli altri; ci sono quelli sessuali, di potenza, simbolici e via dicendo. 

Per me il tatuaggio rappresenta un urlo, un momento, è un insieme di tante cose! Il tatuatore deve essere in grado di interpretare bene quel momento.

Che ci dici della concorrenza?

Sono contento che ci sia concorrenza perché non tutti i clienti sono adatti al tatuatore. Ci sono clienti che chiedono delle cose che io non farei mai, spesso perché non hanno ancora la cultura del tatuaggio. Mi piacciono invece i clienti pretenziosi, che sanno già cosa gli piace e seguono il mondo del tatuaggio: collaborare con loro mi dà l’occasione di mettermi nuovamente alla prova.

Il cliente ti sceglie ma al tempo stesso tu scegli il cliente. Fortunatamente ci sono altri tatuatori che si occuperanno dei clienti con cui non vai d’accordo o che non ti piacciono particolarmente![/vc_column_text]

Progetti per il futuro?

Sono tanti, in realtà sono tante idee. Non le vorrei dire perché ogni volta che dò voce alle mie idee, perdono di energia quindi preferisco tenerle dentro.

Per darvi comunque un assaggio, in futuro vorrei sicuramente avere in studio artisti importanti con cui poter comunicare, imparare e creare un ambiente dove si sta bene, in cui la gente torni a salutarci o sia interessata a noi come gruppo di Electric Rooster. Al momento sto creando dei video divertenti su Electric Rooster: vorrei riuscire a dargli una personalità, un’impronta importante.

Torni mai in Italia?

Ogni tanto ci torno, faccio da special guest ad eventi di amici. L’Italia è il più bel posto del mondo, lo sappiamo tutti. Noi che siamo emigrati ce ne rendiamo conto dopo un po’ di tempo che viviamo all’estero, spesso perché all’inizio è tutto nuovo, ci dobbiamo integrare e c’è un po’ da sgomitare.

Quando ci si ferma un attimo a pensare al nostro Bel paese c’è sempre una lacrima di malinconia. Purtroppo in Italia penso di tornarci per la pensione, se mai ce l’avrò, se sarò riuscito a mettermi qualcosa da parte. Ovviamente là ci sono tutti i legami quindi una o due volte all’anno ci ritorno: una cosa che non voglio perdere sono i legami, sono un italiano D.O.C., mi piace l’Italia e la amo. Mando un saluto a tutti voi che amate l’Italia come me. Ci vediamo in studio!